fbpx

Lega e Fratelli d’Italia vogliono spartirsi le Marche, mentre Acquaroli rimane muto

Mangialardi: le destre sovraniste vogliono spartirsi le Marche

Lega e Fratelli d’Italia vogliono spartirsi le Marche, mentre Acquaroli rimane muto

Lo squallido siparietto sulle poltrone tra il giovane padano Augusto Marchetti, mandato da Salvini nelle Marche per silenziare i dissidenti del suo partito, e Giorgia Meloni, impegnata a impartire ordini da Roma al suo candidato fantasma Francesco Acquaroli, non fa che confermare quanto andiamo dicendo da tempo e che, soprattutto, è evidente a chiunque abbia occhi per vedere: le destre sovraniste e populiste utilizzano le Marche per i loro giochi di potere e intendono spartirsi la Regione in caso di vittoria.
Di fronte a questo scenario l’ipotesi di una colonizzazione della istituzioni regionali da parte di figure provenienti da fuori le Marche, come peraltro è già avvenuto in Umbria con l’assessorato alla Sanità assegnato al Veneto Luca Coletto, è una concreta quanto nefasta prospettiva.

 

Le brame leghiste sulla sanità hanno un intento ben chiaro, che è quello di importare nelle Marche, così come stanno facendo in Umbria, i modelli sanitari della Lombardia e del Veneto, dove la massiccia presenza del privato raggiunge rispettivamente il 40% e il 27%.

 

Tutto questo mentre un Acquaroli già fortemente indebolito e frastornato, prigioniero dei famelici appetiti romani e incapace di mantenere la barra sui temi marchigiani, si dimostra totalmente dipendente dalle segreterie romane dell’estrema destra.
E ciò, come ha avvertito proprio ieri il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, può avere un costo altissimo, perché un eventuale presidente come Acquaroli, chiaramente in balìa di meccanismi extra regionali, rischia di condannare la Regione all’isolamento e di farle mancare clamorosamente l’appuntamento con le risorse del Recovery Fund. Sono però certo che i marchigiani sapranno compiere la scelta giusta premiando la progettualità del centrosinistra e ricacciando indietro l’estremismo, l’incompetenza e la cupidigia che iniziano rumorosamente a trapelare nei partiti che sostengono l’uomo della Meloni.